Associazione Donne Romene in Italia – A.D.R.I.

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La forza di Silvia Dumitrache e delle donne romene @Immezcla

Paola Suraci

Non si ferma mai Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione Donne Romene in Italia, porta avanti con tenacia e passione la sua battaglia per le tante donne costrette a lasciare i figli nel paese d’origine e a vivere lontano da loro: sono mamme a distanza e orfani bianchi.

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Ha partecipato agli Stati generali delle donne, al Parlamento europeo, per dar voce alle donne immigrate e contribuire così a influenzare l’agenda politica sui temi importanti. La conferenza, realizzata con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, porterà alla creazione di un documento che verrà consegnato agli organi politici e che sarà la base del lavoro del 2015 in vista della “Conferenza mondiale delle Donne” convocata a Milano in Expo dal 26 al 28 settembre.

“Gli “orfani bianchi”, chiamati anche orfani della globalizzazione, sono i bambini lasciati soli nel loro Paese di origine – spiega la presidente – perché i genitori sono andati a lavorare all’estero. Si tratta di una categoria particolare, perché sono minori abbandonati a se stessi, ma che non rientrano nei piani dell’assistenza sociale finché non succede qualcosa di grave. In totale, se ne stimano 80mila, di cui 20mila hanno entrambi i genitori all’estero per lavoro. Il Ministero del Lavoro afferma che sono probabilmente 5 volte più (350.000 comunicati da UNICEF nel 2010), ma una statistica ufficiale ancora non esiste. “Hanno problemi psicologici, un alto tasso di abbandono scolastico Spesso vengono lasciati ai parenti, affidati ad altre famiglie, o, peggio ancora, rinchiusi in istituti e orfanotrofi, dove si stima, ce ne siano ben 60mila. Si deve evitare questi bambini diventino preda della delinquenza o del traffico di esseri umani perché non esistono misure studiate per proteggerli” (ha affermato  Nils Muižnieks, commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa). L’80% dei bambini lasciati a casa si ammalano gravemente di nostalgia per i genitori con gravi conseguenze sulla loro personalità”.

Gli “orfani bianchi” – un fenomeno globale

Riporta dati, cifre che parlano chiaro: “I bambini “Left Behind” (orfani bianchi) in Cina: 58 milioni di minori; in Philippine, quasi 9 milioni. In Repubblica Moldova, IOM ha estimato sui 177,000 minori (UNICEF Salah 2008).

Gli orfani della globalizzazione crescono lontani dalle madri, con sentimenti di ambivalenza, sicuramente provando a immaginare la vita della madre ma quasi sempre senza riuscire a farlo nei suoi termini reali. Perché tra chi rimane e chi parte si crea sempre questo equivoco: che lì, nel Paese ricco, la vita sia facile e comoda.

In Romania i mass media parlano di oltre 40 casi di bambini che si sono suicidati perché la madre era andata a lavorare a l’estero. Una statistica ufficiale non esiste. Anche i bambini che rimangono a vivere con il padre subiscono contraccolpi psicologici e viceversa, perché il padre rischia di perdere la propria identità.

Una soluzione potrebbe essere anche il facilitare la comunicazione audio-visiva gratuita, frequente e costante tra i bambini rimasti in Romania e i loro genitori che si trovano per ragioni di lavoro in Italia con lo scopo di prevenire e diminuire i casi di disaggio sociale.

Mettere in contatto la famiglia accorciando le distanze può anche migliorare la vita psico-affettiva dei bambini, delle loro mamme (genitori) e degli altri membri della famiglia rimasti a casa, sostenendo anche il ruolo della genitorialità e della famiglia a distanza. Servono anche in Italia politiche sociali che aiutino le madri lavoratrici a conciliare la vita lavorativa in Italia, per permettere a queste donne di poter portare i propri bambini con sé o di conciliare il proprio lavoro con le esigenze della famiglia lontana per ridurre l’abbandono scolastico, mantenere i legami con la madrelingua e la Patria e l’integrazione dei romeni e non solo  nella vita socio-culturale del paese adottivo.

Dal 2005 nel gergo medico internazionale si usa la diagnosi“Sindrome d’Italia” – una forma di depressione profonda, insidiosa, che mette a rischio la salute, a volte anche la vita e indica un malessere composito, che riguarda madri (partite per l’Italia per fare le badanti o le baby sitter, comunque impegnarsi nel cosiddetto lavoro di cura) e figli (rimasti senza madre e senza cura). Si chiama italiana perché l’Italia è il paese con il maggior numero di assistenti famigliari in Europa.

Il fenomeno ovviamente non riguardava solo le donne ucraine, ma anche le romene, le moldave,  le polacche, filippine, marocchine, le peruviane.

Questo malessere sociale delle madri migranti chiede di essere riconosciuto e fronteggiato a livello internazionale.

Fare la badante significa vivere nella stessa casa dell’anziano assistito, lavorare senza sosta, trascorrere notti in bianco.  Portare con sé i bambini spesso è impossibile.  In tante sviluppano forme di asma, stanno male, hanno sguardi vuoti e assenti. Non è normale che si faccia una vita del genere. E i bambini percepiscono il malessere delle mamme. Alcuni si suicidano proprio perché pensano che così le mamme tornano a casa e smettono di soffrire. Secondo un’indagine di Acli Colf, il 39,4% delle badanti dice di soffrire di insonnia, e il 33,9% di ansia o depressione. Una su tre, nell’ultimo anno, non è mai andata da un medico a controllare il proprio stato di salute, e tra le under 35 il dato sale al 44,2 per cento. Queste donne si sentono invecchiare insieme agli anziani che curano. Non hanno più 20 anni, ma 70.

La situazione è ancora più grave in Moldavia: qui il numero dei suicidi tra i preadolescenti è altissimo, e il governo ha avviato una campagna di informazione e sostegno per le emigrate e le loro famiglie. Cosa che in Romania ancora non esiste. Sarebbe utile mettere le lavoratrici in condizioni di poter avere la loro vita privata, conciliare il lavoro con la vita privata. Manca la prevenzione, ma anche il supporto delle famiglie a distanza, sia lo Stato di partenza sia lo Stato di arrivo sono responsabili  di questo disagio. È un fenomeno sottovalutato a livello europeo”.

Un disagio grande che Silvia vuo far conoscere e proprio per questo è volata in Romania, insieme alla truope della Rai, con Alessandro Gaeta, e per dieci giorni hanno documentato la triste realtà. L’inchiesta sarà trasmessa domencia 14 dicembre, alle ore 23,30 allo Speciale Tg1.

Ma Silvia non guarda solo a quanto accade in Romania, pensa anche alle donne romene che vivono in Italia e ai tanti lavoratori che sono sfruttati.

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“Facendo seguito al servizio televisivo andato in onda il 27 ottobre 2014 su “LA7″, che ha messo in luce una situazione diffusa di sfruttamento, prossima alla riduzione in stato di schiavitù ai danni di numerosi lavoratori di nazionalità romena, l’Associazione Donne Romene in Italia ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Ragusa affinché vengano accertati tutti i fatti di reato emersi nel servizio di “Piazza Pulita”. Come presidente dell’associazione A.D.R.I. ho ritenuto doveroso intraprendere questa iniziativa in quanto i fatti denunciati nel servizio televisivo sono di una estrema gravità. Fermo restando che l’Italia è un paese civile che assicura i diritti fondamentali delle persone, ciò che abbiamo appreso merita una risposta ferma e decisa: donne sfruttate, ricattate e violentate; uomini minacciati e sfruttati. Tutto ciò deve cessare. Confidiamo nelle indagini della magistratura e siamo certi che la verità verrà a galla e giustizia sarà fatta”.

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