Associazione Donne Romene in Italia – A.D.R.I.

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ACLI: Badanti sempre più sole nel lavoro di cura. E calano gli stipendi

Badanti sempre più sole nel lavoro di cura. E calano gli stipendi
Aumenta il carico di lavoro, ma le retribuzioni medie sono ferme a 4 euro l’ora. Sette anni fa erano 6 euro. E nell’assistenza a non autosufficienti una badante su due è sola. La denuncia nel rapporto dell’Istituto di ricerche educative e formative (Iref) promossa da Acli Colf


16 giugno 2014

ROMA – Nove ore al giorno, in alcuni casi per 7 giorni su 7, per soli 4 euro l’ora. È quanto guadagna una badante in Italia per un lavoro di cura che sta diventando sempre più gravoso per le lavoratrici. A rilevarlo l’indagine “Viaggio nel lavoro di cura” promossa da Acli Colf e realizzata dall’Istituto di ricerche educative e formative (Iref) presentata oggi a Roma. Lo studio, condotto su 837 lavoratrici, residenti in 117 diversi comuni italiani, ha messo in evidenza un calo delle retribuzioni medie a fronte di “ritmi di lavoro molto sostenuti”. Se sette anni fa la retribuzione media oraria era di 6 euro, oggi la situazione è cambiata. La media è di 4 euro l’ora, ma al Sud si può arrivare anche ai 2,7 euro l’ora. Il calo dello stipendio sembrerebbe contenuto, spiega lo studio, ma “se si considerano i dati relativi agli orari di lavoro si nota una dinamica di compensazione tra stipendio e orario di lavoro. In pratica, per mantenere un livello retributivo minimamente soddisfacente le badanti lavorano di più, abbassando il proprio costo orario. La formula è più lavoro, per lo stesso stipendio”.
Agenzia giornalistica

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A preoccupare, inoltre, le crescenti difficoltà a lavorare con un contratto scritto: ce l’hanno il 76,5 per cento delle badanti intervistate e la metà di loro dichiara anche irregolarità contributive. Il 15 per cento afferma di non aver ricevuto nessun versamento contributivo. “Orari di lavoro lunghi, difficoltà a contrattualizzare il rapporto – spiega il rapporto -, mancata contribuzione previdenziale sono le spie di una condizione lavorativa che, nei casi più estremi, può arrivare a connotarsi in termini di sfruttamento”. Tuttavia, secondo il dossier, alle lavoratrici si chiede sempre di più e molto spesso si trovano sole a fronteggiare richieste di lavoro sempre più pressanti: quasi la metà delle lavoratrici afferma di occuparsi completamente da sola dell’assistenza di persone non autosufficienti, senza il supporto di altre figure assistenziali come assistenti domiciliari, infermieri e assistenti sociali. “La badante è una sorta di factotum alla quale si chiede di espletare compiti eterogenei e non necessariamente connessi con l’assistenza alla persona – spiega lo studio -. Basti pensare che il 43,2% delle intervistate afferma di svolgere anche lavori per la famiglia di appartenenza della persona che assiste e, in un caso su quattro, senza che per questi compiti aggiuntivi venga corrisposta alcuna integrazione economica”.
Gli italiani, nelle lotta alla sopravvivenza, non hanno più il tempo di dedicarsi ai loro genitori anziani. Dal nord al sud, ecco che arrivano nelle case degli italiani le badanti, un esercito muto con poche parole dette in italiano e tante paure ed emozioni inespresse.
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Ormai da più di un decennio queste donne, soprattutto provenienti dall’est Europa, si prendono cura di anziani e disabili ma per loro poco o nulla è cambiato. Anzi la crisi economica colpisce anche loro: calano gli stipendi e aumenta il carico di lavoro, ma le retribuzioni medie sono ferme a 4 euro l’ora. Sette anni fa erano 6 euro.
Sono sole, senza alcun supporto, a dover affrontare la disabilità e il lento morire quotidiano degli anziani che assistono. Un disagio grande che adesso emerge dall’indagine
“Viaggio nel lavoro di cura” promossa da Acli Colf e realizzata dall’Istituto di ricerche educative e formative (Iref).
“Le badanti che assistono persone con gravi problemi psico-fisici, in un caso su due, sono sole”. Secondo lo studio, condotto intervistando più di 800 lavoratrici, “l’assistente diventa un soggetto al quale viene chiesto di intervenire su tutto lo spettro dei bisogni di cura della persona. In pratica, in questi casi, la badante riceve una sorta di delega in bianco, sulla quale è scritto: “qualunque cosa succeda, occupatene tu’”.
Le badanti intervistate assistono per lo più persone non autosufficienti dal punto di vista fisico e mentale (sono il 42,4 per cento). Tuttavia, spiega lo studio, molto spesso manca il supporto di altre figure assistenziali come assistenti domiciliari, infermieri e assistenti sociali: il 60 per cento delle lavoratrici afferma di occuparsi completamente da sola dell’assistenza. Dato che nel Sud Italia di 7,9 punti percentuali. Nel caso di assistenza a un soggetto completamente non autosufficiente, le percentuali di badanti sole non sono migliori: non riceve alcun aiuto esterno il 50,8 per cento. “Tra le lavoratrici che supportano persone con scarsa autonomia psico-fisica – spiega lo studio -, solo una su quattro (25,6 per cento) condivide il carico lavorativo con qualche altra collega”.
Tre le mansioni svolte dalle lavoratrici: quelle di base, come lavare, aiutare la persona nelle funzioni corporali, tenere in ordine la casa, stirare e cucinare; le mansioni accessorie, ossia pagare le bollette, andare dal medico, controllare la scadenza di alimenti e farmaci e infine quelle para-infermieristiche, consistenti nel somministrare medicinali, misurare febbre, pressione, glicemia, fare iniezioni e medicazioni varie. Mansioni che dimostrano come il lavoro della badante non sia solo quello dell’assistenza alla persona. Riguardo le mansioni di base, la metà degli intervistati afferma di svolgerle tutte. Per quanto riguarda le mansioni accessorie, quasi tutte le badanti affermano di svolgerne almeno una. A questi carichi lavorativi occorre poi aggiungere una serie di incombenze di tipo para-infermieristico, mansioni che solo il 13,8 per cento delle badanti non svolge. “La badante è una sorta di factotum alla quale si chiede di espletare compiti eterogenei e non necessariamente connessi con l’assistenza alla persona – spiega lo studio -. Basti pensare che il 43,2% delle intervistate afferma di svolgere anche lavori per la famiglia di appartenenza della persona che assiste e, in un caso su quattro, senza che per questi compiti aggiuntivi venga corrisposta alcuna integrazione economica”. Come se non bastasse, i dati mostrano che tra le badanti che dichiarano di svolgere tutte le mansioni di piccola assistenza medica, il 33,9 per cento lavora in nero. “In termini di responsabilità personale e di rischio lavorativo – spiega lo studio -, quest’ultimo è un dato da considerare con attenzione poiché senza le tutele contrattuali si perde la possibilità di veder garantita la propria posizione in eventuali situazioni problematiche”.
A preoccupare, inoltre, le crescenti difficoltà a lavorare con un contratto scritto: ce l’hanno il 76,5 per cento delle badanti intervistate e la metà di loro dichiara anche irregolarità contributive. Il 15 per cento afferma di non aver ricevuto nessun versamento contributivo. “Orari di lavoro lunghi, difficoltà a contrattualizzare il rapporto – spiega il rapporto -, mancata contribuzione previdenziale sono le spie di una condizione lavorativa che, nei casi più estremi, può arrivare a connotarsi in termini di sfruttamento”. Tuttavia, secondo il dossier, alle lavoratrici si chiede sempre di più e molto spesso si trovano sole a fronteggiare richieste di lavoro sempre più pressanti: quasi la metà delle lavoratrici afferma di occuparsi completamente da sola dell’assistenza di persone non autosufficienti, senza il supporto di altre figure assistenziali come assistenti domiciliari, infermieri e assistenti sociali. “La badante è una sorta di factotum alla quale si chiede di espletare compiti eterogenei e non necessariamente connessi con l’assistenza alla persona – spiega lo studio -. Basti pensare che il 43,2% delle intervistate afferma di svolgere anche lavori per la famiglia di appartenenza della persona che assiste e, in un caso su quattro, senza che per questi compiti aggiuntivi venga corrisposta alcuna integrazione economica”.Badanti in Italia: soprattutto donne, una su tre è andata all’università
Hanno tra i 45 e i 64 anni, provengono soprattutto dall’Est Europa (una su quattro è romena), hanno un titolo di studio mediamente alto e abitano nella casa della persona assistita.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 giugno 2014 da in Marturii con tag , , , .
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