Associazione Donne Romene in Italia – A.D.R.I.

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La memoria del futuro. Per non dimenticare…

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Olga PARAU @http://olgaparau.com/it/la-memoria-del-futuro-per-non-dimenticare/

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata commemorativa delle vittime dell’Olocausto.

In questa occasione la domenica del 26 gennaio 2014 è stata, secondo un’iniziativa del PD Metropolitano Milanese, la giornata di un doppio appuntamento: “La memoria del futuro. Per non dimenticare, incontrare, costruire”.

La serata si è svolta a cominciare dalle ore 16.00 nella Casa della Cultura di Milano.

Nella prima parte dell’appuntamento, dopo il saluto della Segreteria PD Metrpolitano Milanese portato da Laura Specchio, è intervenuto Giorgio Bernardelli, Giornalista, curatore mostra “I giusti dell’Islam”.

La mostra “I giusti dell’Islam” racconta alcune storie dei musulmani che avevano salvato vite ebraiche durante l’Olocausto. Tra i circa 22 mila nomi (attestati fino al 2007) dei “Giusti tra le nazioni”, riconoscimento dato dallo Yad Vashem, il Museo e archivio dell’Olocausto a Gerusalemme, come previsto da un’apposita legge dello Stato di Israele, figurano anche quelli di 70 musulmani.

Tra le storie raccontate da Giorgio Bernardelli c’è anche quella del “medico egiziano Mohamed Helmy, che nel 1942, a Berlino aveva protetto una sua paziente 21-enne, la madre, la nonna e il patrigno della ragazza, risparmiando loro la deportazione.
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il certificato del Museo dell’Olocausto di Gerusalemme Yad Vashem che attesa l’iscrizione di Mohamed Helmy tra i “giusti tra le Nazioni”All’epoca non lavorava già più all’istituto statale Robert Koch, da cui era stato cacciato dal regime in quanto non ariano. Ma proprio grazie al fatto di esercitare privatamente aveva potuto adattare lo studio a nascondiglio.

Mohamed Helmy muore nel 1982 a poca distanza dalla sua protetta e dalla fidanzata tedesca Frieda Szturmann, anche lei nominata «Giusto tra le nazioni» per averlo aiutato.

Ma la famiglia del medico egiziano si è rifiutata di ricevere l’onorificenza alla sua memoria da Israele. Anche se Helmy non si occupava di una certa nazionalità, di una razza o di una religione, ma semplicemente aiutava i suoi pazienti, l’idea che la sua vocazione l’abbia portato nella lista dei 22 mila eroi dell’Olocausto di 44 Paesi celebrati da Israele crea imbarazzo per gli eredi”.

Un’altra storia interessante proposta dal curatore della mostra “I giusti dell’Islam” è stata sicuramente quella dei due coniugi polacchi Stanislaw e Regina Swida – aggiunti alla lista dei “Giusti tra le nazioni”, pur non essendo musulmani, ma come testimonianza del contributo dei tatari di Varsavia (la piccolissima comunità musulmana che fin dal XVII secolo vive in Polonia).

“Stanislaw e Regina accolsero nel 1943 nella loro casa di Varsavia il piccolo Avraham Horowitz, di appena tre anni, che la madre era riuscita a far uscire dal Ghetto. Ma nascondere un bambino di tre anni circonciso poteva, prima o poi, diventare molto rischioso: sarebbe bastata una visita dal medico per destare sospetti. Così i coniugi Swida decisero di farlo riconoscere come un bambino tataro musulmano, affidato loro da una coppia di amici. Il piano sarebbe stato fallimentare senza la collaborazione della piccola comunità tatara di Varsavia, formata da poche centinaia di persone.
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Certificato di identità di Achmet Kraczkiewicz Quindi, gli Swida chiesero aiuto al loro capo, che certificò l’identità falsa di Avraham facendolo diventare Achmet, senza fare troppe domande”.

Il tesserino – un certificato di identità in cui accanto alla sua fotografia compare il nome di Achmet Kraczkiewicz, associato alla religione musulmana – testimonia il fatto che Stanislaw e Regina hanno potuto contare sull’appoggio della piccola comunità musulmana.

A morire poi in un campo di concentramento fu proprio Stanislaw Swida, che nel 1944 partecipò all’insurrezione di Varsavia e venne arrestato dai nazisti. Sua moglie Regina fuggì dalla città prendendosi comunque cura di Avraham. Dopo la guerra, lo riconsegnò alla madre naturale Tatiana, che era riuscita a sopravvivere nascondendosi presso un’altra famiglia polacca. Nel 1950 madre e figlio emigrarono infine in Israele.

Un altro intervento interessante è stato quello di Paolo Branca, Responsabile Diocesi di Milano per le relazioni con i musulmani. Lui ha tenuto ricordare la celebre frase del Talmud – “Chi salva una vita salva il mondo intero”, che compare anche nel Corano. E di conseguenza, “chi uccide una vita, uccide il mondo intero”.
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Un momento della storia delle religioni ricordato al pubblico è stato quello della figlia del Faraone egizio che “violò il decreto di suo padre, secondo il quale tutti i neonati dovevano essere annegati nel Nilo, e salvò Mosè. Vedendo l’israelita appena nato per il quale la morte era l’unico decreto, ella lo portò via dal fiume in una cesta e lo allevò come fosse suo figlio”.

Nel suo intervento Paolo Branca ci ha invitati a “non nasconderci dietro un dito e fare finta di non vedere come stanno realmente le cose”, con questo mirando le formazioni politiche che sostenute dai media alimentano il clima di razzismo e intolleranza verso altre comunità etniche conviventi sul territorio italiano.

Tavola Rotonda Le diverse culture come anticorpi al razzismo

Nella seconda parte dell’incontro “La memoria del futuro”, moderata da Franco Vanni, Giornalista “La Repubblica”, a salutare il pubblico è stato il Responsabile Cultura PD Milano, Daniele Nahum, che ha ribadito l’appartenenza di questa iniziativa al PD Metropolitano Milanese, specificando che il suo partito vuole avere aperto un dialogo costruttivo con tutti i rappresentanti delle comunità etniche e religiose presente in Italia allo scopo di dare loro voce per una civile convivenza nel rispetto dei valori altrui e dei diritti umani fondamentali.

Silvia Dumitrache, Presidente Associazione Donne Romene in Italia – ADRI, ha portato al pubblico la propria testimonianza sulla condizione femminile di immigrata dalla Romania, tanti anni fa, arrivata in Italia per poter curare suo figlio, che a sua volta ha subito attacchi razzisti da parte di alcuni compagni di scuola.
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In seguito ha tenuto sottolineare la conseguenza di un atteggiamento razzista verso le donne immigrate – come se avessero impresso un marchio secondo il quale sono capaci di fare solo le badanti o le colf, pur avendo, molte di loro, anche due lauree. Quindi, ha invitato i politici di rivedere i loro programmi, e di dare spazio e voce agli immigrati, in generale, e alle donne, in particolare, cercando di cogliere le cose migliori che questi possono portare all’Italia, fonte di una ricchezza culturale e economica.

Diana De Marchi, Consigliera della Provincia di Milano per il PD ha sostenuto gli intervenuti, ribadendo il bisogno di dare più spazio alle donne, sia nella politica, che nelle strutture amministrative e della vita sociale e professionale del paese.

Seble Woldeghiorghis, Assessorato Politiche Sociali del Comune di Milano – ha parlato dell’importanza di preservare la memoria, ma anche del fatto che non deve essere tenuta in una scatola chiusa come un bene prezioso, ma esposta, messa in discussione, “impastandoci” le mani nella memoria, portarla davanti a chi rappresenta il presente e il futuro della nostra società e che il passato lo deve ancora scoprire.
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Ha aggiunto poi che il Comune di Milano sta sviluppando dei progetti di lunga prospettiva, importantissimi, progetti indirizzati verso il rispetto dei diritti umani di tutti coloro senza distinzione d’origine, di razza, di sesso e religione, progetti che avranno una continuità indipendentemente dalle forze politiche o dai dirigenti che si susseguiranno al potere.
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Maryan Ismail, Responsabile Forum Diritti PD Milano – si è impegnata a chiedere alle formazioni politiche e amministrative di valutare insieme alla comunità islamica presente a Milano la possibilità di avere una Moschea sul territorio.
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L’appuntamento “La memoria del futuro” è durato 4 ore, che sono volate via senza accorgerci, il pubblico rimanendo con la speranza che alle parole seguiranno i fatti.

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