Associazione Donne Romene in Italia – A.D.R.I.

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Orfani dell’emigrazione: 500mila nell’Est Europa @ “Avvenire” 26 Aprile 2013

I genitori partiti per lavoro, i figli dai parenti

La presidente delle donne romene in Italia
“Progetti di formazione e di ospitalità” @ “Avvenire” 26 Aprile 2013, pag.11
l’appello
Silvia Dumitrache:
molte donne sono depresse ma non ne sono consapevoli.
L’esempio della diocesi di Rossano-Cariati

Avvenire SD

Orfani dell’emigrazione – La presidente delle Donne Romene in Italia, Progetti di informaione e di ospitalita’

Vito Salirno
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http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=5114
http://www.caritasrossano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=55&Itemid=75

Leggi anche: IL MEDICO: «Ma anche le mamme vanno in depressione»
«Dovevamo accorgercene prima. E mettere mano a una rete di aiuti che consentisse a queste donne di essere accolte da noi con i loro bambini. I segnali di allarme c’erano e i danni non riguardano di certo i soli “orfani bianchi”». Sono anni che Maurizio Vescovi si occupa di problemi connessi al disagio psichico e sociale, più in generale di rapporti tra psichiatria e medicina generale. Buona parte dei pazienti che incontra quotidianamente è costituita da badanti.
Dottore, non è un caso che queste persone vadano incontro a patologie depressive.
La mia esperienza diretta mi porta a leggere certi problemi con gli occhi di queste badanti, di queste madri. Che vorrebbero vivere la maternità intensamente ma che devono fronteggiare la mancanza di quotidianità, la pienezza di questa condizione. Quando parli con loro dei rispettivi figli, che sono lontani, prevale la commozione, un accentuato senso di vuoto, una “presenza-assenza” che pesa tantissimo. Ma le conseguenze non possono essere di esclusiva competenza dei Paesi di origine.
Perché?
Perché il Paese ospitante non può chiudere gli occhi di fronte a un problema molto avvertito e che può portare centinaia di migliaia di minori a vivere esperienze drammatiche.
Si riferisce a quei ragazzi romeni, ucraini o moldavi che, in concomitanza con la partenza dei genitori, delle mamme in particolare, manifestano rendimenti scolastici scadenti, comportamenti aggressivi e violenti, fenomeni di criminalità giovanile, abuso di alcol?
Purtroppo chi prefigurava danni nei Paesi di origine prodotti da questa trasmigrazione, aveva ragione. Parlo anche da un punto di vista scientifico. Un recente studio, condotto con metodiche di neuroimaging attraverso risonanza magnetica, su un campione di minori che non gode di affetto paterno e materno, mostra che questi piccoli pazienti hanno aree cerebrali, in particolare l’ippocampo, più piccole. Voglio dire che anche il cervello va nutrito e va nutrito di relazioni. Anche le correlazioni neuroendocrine, neurotrasmettitoriali, a livello cerebrale, sono nettamente connesse con le relazioni umane. Questi bambini vengono dunque privati di un nutrimento essenziale per il loro normale sviluppo.
Un tema, quello legato alla necessità dei bambini di avere una coppia genitoriale naturale, che di questi tempi non sembra andare molto di moda in certi ambienti culturali…
Il papà, quando c’è, non basta. I minori vivono pesantemente l’assenza della figura materna. Che è figura di accoglienza, è amore, è abbraccio, è quotidianità che si consuma nelle manifestazioni affettuose ma anche nell’autorevolezza di una presenza che dà un significato di stella polare alle loro esistenza. È un problema grosso che ci dobbiamo porre anche noi. È giusto che se ne parli e tanto.
Eppure questo problema sembra ancora poco avvertito.
Anche perché abbiamo dimenticato in fretta che da più di 10 anni le badanti sono la prima risposta sociale a importanti bisogni di questo Paese: come il prendersi cura dei nostri anziani e di tante persone che soffrono di tante patologie, demenze in testa. Sinceramente credo che queste persone meritino più rispetto.

Vito Salinaro
Fonte: http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/anche-mamme-depressione.aspx?fb_action_ids=364583633649951&fb_action_types=og.recommends&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

GENERAZIONI A RISCHIO
Orfani dell’emigrazione – 500mila nell’Est Europa

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Orfani bianchi, left behind, parole diverse per indicare una medesima realtà: l’abbandono, alle volte temporaneo alle volte prolungato, di bambini che vengono lasciati in custodia a parenti e amici mentre i legittimi genitori emigrano all’estero per cercare lavoro. Ora un recente studio condotto in 25 Paesi per conto della Commissione Europea stima che siano 500.000 i bambini rimasti nei Paesi di origine, tutti nell’Est europeo: Romania, Polonia, Repubbliche Baltiche. Un dramma sociale che si snoda tra Italia e Spagna in prima battuta, principali destinazioni dei genitori migranti, e i Paesi di origine.
Il problema è noto da tempo, ma che cosa fare? Se ne è discusso nella tavola rotonda “Left Behind” organizzata a Bruxelles dalla Fondazione L’Albero della Vita, in collaborazione con L’Unione Europea, Alternativa Sociale e EuroChild con la partecipazione, tra gli altri, di Roberta Angelilli, vice presidente del Parlamento europeo, di Margaret Tuite del Dipartimento di Giustizia della Commissione Europea. Monitorare meglio il fenomeno, portarlo all’attenzione delle istituzioni europee, questo in sintesi sembra l’impegno comune che si sono assunti i promotori della tavola rotonda.
La partenza dei genitori, in particolar modo delle madri, incide a diversi livelli sullo sviluppo psicologico e sociologico dei bambini con conseguenze negative che si manifestano nei risultati scolastici, in fenomeni di criminalità giovanile, in comportamenti aggressivi e violenti e abuso di alcol. Nella sola Romania, l’Unicef stima che siano 350.000 i bambini left behind. Molti dei genitori oggi vivono in Italia, emigrati per sfuggire a una vita di stenti, di mancanza di prospettive, di povertà ormai endemica. La ricerca della Commissione Europea conferma questo dato: tra i genitori romeni il 66% sostiene di aver migliorato le proprie condizioni economiche nel Paese di arrivo, con effetti apparentemente positivi anche sui figli: gli standard più elevati di vita consentono di fornire più beni come abbigliamento, calzature e giocattoli.
Ma non sempre questa attenzione puramente materiale è positiva. Marzia Tiberti, volontaria Caritas in un piccolo paese agricolo della Moldavia romena, particolarmente segnato dalla emigrazione, denuncia i rischi di questi tentativi di compensazione affettiva: «I bambini finiscono per identificare il genitore con il regalo, diventano anche loro vittime di una logica di consumo, acuita dalla mancanza di vere relazioni affettive». La crisi economica ha poi aggravato i problemi. La ricerca dell’Unicef parla di 25 milioni di bambini a rischio povertà ed esclusione sociale per l’aumento del tasso di disoccupazione dei genitori. Condizioni che si aggravano a causa della continua contrazione della spesa nel settore sociale e dalle misure di austerità introdotte. Sono proprio i bambini a soffrire maggiormente il calo degli standard di vita in Europa.
Le molte associazioni che lavorano sul territorio, in particolare nei Paesi di origine, oggi fanno fatica a mantenere i servizi e confermare i progetti avviati. «Qui in Romania, la situazione è drammatica», è il grido di allarme di Franco Aloisio, volontario italiano che da anni lavora con i ragazzi di strada di Bucarest per l’associazione Parada. «Le sovvenzioni da parte del governo romeno sono state drasticamente ridotte, mettendo in crisi molti operatori attivi con i bambini e gli orfani. Da parte delle istituzioni europee vi deve essere la consapevolezza che i governi locali non sono in grado, per ragioni anche economiche, di far fronte al problema. Serve una visione d’insieme e un sostegno concreto, altrimenti un ulteriore aggravamento della situazione sarà inevitabile».

Antonio Buozzi

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/orfani-emigrazione-500mila-Est.aspx

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3 commenti su “Orfani dell’emigrazione: 500mila nell’Est Europa @ “Avvenire” 26 Aprile 2013

  1. Pingback: GLI ORFANI BIANCHI | ADRI

  2. Pingback: 500 mila bambini dell’Est senza genitori o madre: effetto dell’emigrazione soprattutto femminile @Radio Vaticana | ADRI

  3. Tina Brambilla
    2 dicembre 2014

    come mai non rimangano in romania dove da ricerche su internet questo paese ha mancanza di manodopera e dove la disoccupazione e’ molto bassa? addirittura pare che il governo inviti gli emigrati a rientrare nel proprio paese che ha neccessita’ di loro non vi pare ci sia contraddizione su quanto malessere produce l’emigrazione e la possibilita’ di evitarla dal momento che il lavoro in romania si trova a differenza dell’italia dove ormai c’e’ solo il deserto?

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